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Liberiamoci dalla plastica con gesti concreti!

Perché la plastica?

Molti di voi penseranno “ma la plastica si ricicla”. Vero. Ma ci sono due aspetti di cui tener conto: Continua

Gli inceneritori sono un disastro: subito un piano a Rifiuti Zero

Gli inceneritori sono un disastro: subito un piano a Rifiuti Zero

Riprendo il comunicato firmato da me e Davide Bono sui continui malfunzionamenti dell’inceneritore del Gerbido, pubblicato qui: http://bit.ly/2P8vGS8

Quello che diciamo da tempo sull’inceneritore di Torino ormai è ufficiale: funziona male e per questo motivo l’inizio della fase di “esercizio commerciale”, inizialmente prevista per il mese di aprile, slitterà di almeno un paio di mesi.

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Il M5S in Parlamento prova a fermare gli inceneritori

C’è una buona notizia per chi da anni si batte contro l’utilizzo degli inceneritori come metodo di gestione dei rifiuti indifferenziati (o – più spesso – mal differenziati), anche se non è altro che l’ulteriore conferma dell’impegno del M5S sul tema, in tutte le istituzioni nelle quali rappresenta i cittadini.

Mercoledì 5 marzo alla Commissione Ambiente della Camera è approdata la risoluzione 7-000150, riguardante una moratoria per la costruzione di nuovi impianti di incenerimento, primo firmatario Massimo De Rosa.
Questi gli impegni chiesti dalla risoluzione al Governo:

– Assumere iniziative dirette a riconvertire i vecchi impianti di incenerimento in centri di compostaggio, riciclaggio ed impianti per il TMB (trattamento meccanico biologico) a freddo allo scopo di recuperare ulteriore materia da avviare a riciclo e non alla combustione (CDR e CSS) e per stabilizzare il restante, posto che questo tipo di impianti sono meno costosi, creano più occupazione ed hanno un impatto ambientale nullo;
– Individuare sistemi premiali per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani da parte dei comuni e delle società di erogazione di tali servizi, anche attraverso sistemi di tariffazione puntuali, al fine di raggiungere le percentuali di RD previste dalla legge;
– Assumere iniziative per azzerare progressivamente le discariche, contestualmente disponendo una moratoria per i nuovi impianti di incenerimento e l’eliminazione di tutti gli inceneritori entro il 2020, attraverso la riconversione industriale verso impianti di riciclo e recupero di materia, come già previsto ai punti 12 e 33 della risoluzione del Parlamento europeo del 24 maggio 2012, “Un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse”;
– Valutare complessivamente l’impatto che ciascun fattore antropico può produrre sull’ambiente, con particolare riguardo alla tecnologia, al lavoro, alla produzione di energia e all’urbanizzazione, sulla base dei principi e delle azioni che garantiscono benefici alla salute delle persone, come previsto dalla Carta di Ottawa per la promozione della salute del 17-21 novembre 1986 (…);
– Garantire ai cittadini l’accesso alla giustizia, alle informazioni ambientali ed a tutte le fasi del processo decisionale autorizzativo per nuovi impianti di trattamento ed al monitoraggio degli impianti attualmente in esercizio, come già previsto dalla Convenzione di Aarhus del 26 giugno 1998.

Conosciamo bene il probabile destino di questa risoluzione, ma è comunque importante ribadire una volta di più che gli inceneritori sono inutili e dannosi.
E’ importante perché anche nella nostra Regione si prosegue con questa pratica scellerata.
Mentre a Vercelli l’inceneritore deve ancora essere definitivamente chiuso, e deve essere effettuata una volta per tutte la bonifica del sito, l’impianto di Torino, avviato poco meno di un anno fa, continua a destare timori da un lato ed essere assurdamente glorificato dall’altro.
Secondo il Sindaco di Torino, infatti, il termovalorizzatore (leggasi inceneritore) è tra quegli investimenti che hanno “Ridisegnato il volto della città e favorito via via il consolidarsi di nuove vocazioni.”
Questa strabiliante affermazione è contenuta nella lettera che Fassino ha inviato al “Sole 24 Ore” per spiegare come Torino abbia saputo “reagire” alla crisi.
Per gran parte dei cittadini di Torino e cintura una delle “nuove vocazioni” citate da Fassino è sicuramente quella di essere stabilmente preoccupati per i continui guasti (uno al mese in media) ed i continui sforamenti nelle emissioni, quasi al limite delle 60 ore annuali consentite.

“Oltre” è lo slogan che ci accompagna dallo scorso V-Day, e vale anche per gli inceneritori.
Al Piemonte serve una nuova politica nella gestione dei rifiuti, con un nuovo piano a Rifiuti Zero.
Stop alla costruzione di nuovi impianti, e chiusura di quello appena avviato a Torino nel più breve tempo e col minor costo possibile.

Inceneritore, paure e vie d’uscita

Il panorama di Torino vista dall’alto, visto dal Colle della Maddalena o dalle vicine montagne, affascina da sempre tutti quelli che hanno occasione di ammirarlo.
Da qualche tempo la visione non è turbata soltanto dalla ormai abituale cappa di smog, ma anche da elementi che destano maggior fastidio e preoccupazione.
Lo skyline torinese ha infatti dei nuovi protagonisti, che stanno facendo passare in secondo piano la Mole. Qualche settimana fa la foto che evidenziava come il grattacielo Intesa Sanpaolo (37 piani, 167 metri), ormai in fase di ultimazione, sembri più alto del simbolo di Torino è circolata parecchio su Facebook. Il tutto senza considerare che molti ancora non sanno che il grattacielo del Lingotto che ospiterà la Regione, con i suoi 205 metri, sarà ancora più alto.
Sullo sfondo, a sud, si staglia anche la sagoma del camino dell’inceneritore del Gerbido, e con essa purtroppo anche i suoi fumi. Della dannosità e dell’insensatezza di un impianto del genere se ne è parlato più volte.
Dallo scorso mese di aprile l’impianto è in funzione (anche se funziona poco e male) e la vista del fumo che esce dal camino e dalle parti laterali, unita alla percezione di puzze delle quali nessuno riesce a chiarire la provenienza, sta creando grande allarme.
Volendo ad ogni costo trovare un piccolo risvolto positivo, potremmo dire che perlomeno sembra che rispetto al passato ci siano più persone disposte a mobilitarsi. Per anni abbiamo fatto fatica anche solo a fare sapere ai cittadini residenti nel raggio di pochi chilometri che stavano costruendo un inceneritore! Non c’è dubbio tuttavia che la situazione sia preoccupante, come evidenziato anche dal comunicato dell’ISDE di Torino. Come si può vedere anche in questo video, non solo il fumo del camino assume spesso un poco rassicurante colore grigio scuro, ma anche quello proveniente dalle parti laterali, che dovrebbe essere solo “vapore”, e non si può non notare – come minimo dal punto di vista visivo – l’analogia con i “vapori” provenienti dall’Ilva di Taranto.
Le risposte degli enti preposti ai controlli non rassicurano in alcun modo, ma questa non è una novità, ed anche il Comitato Locale di Controllo, costituitosi per per vigilare sull’impianto, non fa altro che da cassa di risonanza per i comunicati di TRM, gestore dell’impianto, e già nello scorso mese di luglio il M5S Piemonte chiese le dimissioni del suo Presidente.
Da più parti ci si chiede se esista un modo per uscire da questo incubo nel più breve tempo possibile. Va detto che la via d’uscita non è semplice. Le competenze sulla gestione dei rifiuti sono ripartite tra lo Stato e gli Enti locali, e la materia è soggetta a pianificazione. La scelta operata in favore dell’inceneritore era la peggiore possibile, sia dal punto di vista dei costi che da quello dell’impatto sulla salute.
Questo significa che per dare il via in modo definitivo ad un ciclo virtuoso occorre definire un programma a medio termine. La nostra Regione ha un piano rifiuti che risale al 1997. Il punto di partenza dovrebbe essere un piano che non preveda la costruzione di nuovi impianti di incenerimento e che preveda una chiusura di quello appena avviato a Torino nel più breve tempo possibile, riducendo il più possibile il danno economico per i cittadini ed evitando qualsiasi forma di emergenza rifiuti. Occorre puntare su impianti di trattamento a freddo, raccolta differenziata, e riduzione della produzione di rifiuti.
Questa è una delle sfide che il M5S dovrà affrontare alle prossime elezioni regionali, una delle più difficili.