LIBERALIZZAZIONE ELISKI PERICOLOSA E CONTRO LA MONTAGNA. CI OPPORREMO A QUESTA PROPOSTA DI LEGGE DELLA LEGA

LIBERALIZZAZIONE ELISKI PERICOLOSA E CONTRO LA MONTAGNA. CI OPPORREMO A QUESTA PROPOSTA DI LEGGE DELLA LEGA

Le audizioni di questa mattina in Consiglio regionale hanno dimostrato l’insensatezza e la pericolosità della proposta di legge della Lega, a prima firma del Consigliere Marin, che – tra le altre cose – porterebbe una ulteriore liberalizzazione della pratica dell’eliski nella nostra regione. Nella scorsa legislatura avevamo presentato una proposta di legge che ne vietava l’esercizio su tutto il territorio regionale, come già avviene in Francia. L’attività era stata invece permessa, ma solo con limiti piuttosto stringenti, per salvaguardare l’ambiente naturale e la straordinaria biodiversità presente sulle nostre montagne. La proposta della Lega permetterebbe l’esercizio dell’eliski, una pratica decisamente elitaria, visto il costo, anche nelle aree protette, e innalzerebbe la quota di volo esente da autorizzazioni. Verrebbe meno, inoltre, il divieto della pratica durante i giorni festivi, che era stato inserito a tutela di tutti gli altri fruitori del turismo alpino. Questa proposta è contro la montagna, contro l’ambiente ed anche contro il tempo. Gli ultimi anni hanno visto un aumento esponenziale del turismo “dolce” sulle nostre montagne. Un turismo che rispetta la montagna, i suoi valori e le sue specificità. Un turismo che può essere fondamentale per lo sviluppo della nostra regione, specie in questo momento.

Abbiamo fermato le leggi vergogna. Limitati i danni dopo lunga opposizione. Retromarcia della destra su azzardo e aumento delle specie cacciabili. Sì all’indagine su gestione emergenza covid19

Abbiamo fermato le leggi vergogna. Limitati i danni dopo lunga opposizione. Retromarcia della destra su azzardo e aumento delle specie cacciabili. Sì all’indagine su gestione emergenza covid19

Fine del muro contro muro. La maggioranza di destra, a fronte di un ciclopico lavoro da parte del M5S che ha presentato ben 1500 emendamenti su 1800, ha ritirato le proposte più imbarazzanti dalla legge “omnibus”. Dopo giorni di dibattito, è stato raggiunto infatti un accordo che prevede il ritiro degli emendamenti scandalo sulla liberalizzazione del gioco d’azzardo – una vera sanatoria per furbetti – e lo stralcio di buona parte delle modifiche della legge sulla caccia. Salve per ora otto specie: il merlo, la pavoncella, il moriglione, il frullino, la lepre variabile, il mestolone,il porciglione e il combattente.
Abbiamo limitato i danni: per la lobby venatoria e delle slot machine niente Natale in anticipo.

L’intesa prevede anche lo stop agli incarichi esterni previsti per il direttore dell’ARPA e il via libera all’indagine conoscitiva sulla gestione dell’emergenza Covid-19, guidata da una sottocommissione che sarà presieduta da un esponente delle minoranze.

Cirio e la Lega avevano quindi in mente di tramutare un collegato al bilancio – perché di questo si tratta – in un calderone omnibus pieno delle peggiori intenzioni: fucili, slot machine e favori.
Non glielo abbiamo permesso. Ora i provvedimenti più spinosi torneranno in Commissione e verranno discussi democraticamente nelle sedi opportune, audendo, come da prassi, stakeholder, associazioni e diretti interessati.
L’arma delle opposizioni in aula è il dialogo, la dialettica e la ricerca di compromesso ma la maggioranza di destra ci ha obbligati a ricorrere all’ostruzionismo più barricadero.
Ora la speranza è che dopo un anno di amministrazione abbiano finalmente compreso che governare una Regione prevede il confronto democratico.

Per Cirio e Lega la caccia al merlo ha la precedenza su bonus Piemonte, Covid e centri estivi

Per Cirio e Lega la caccia al merlo ha la precedenza su bonus Piemonte, Covid e centri estivi

La caccia al merlo prima di tutto, è la priorità assoluta di Cirio e della Lega in questo delicato momento storico. Tutto il resto viene in secondo piano: Covid, crisi di interi settori del mondo del lavoro, centri estivi. L’ennesima dimostrazione l’abbiamo avuta questa mattina in Consiglio regionale: respinta dalla maggioranza ogni richiesta di discutere argomenti più rilevanti rispetto alla legge “omnibus” che modifica le norme sulla caccia.

Respinta la proposta del nostro gruppo di discutere sull’incontro avuto dalla Giunta con le categorie dei cosiddetti “Ateco di serie B”, ovvero i lavoratori ingiustamente esclusi dai bonus del Riparti Piemonte.

Stessa sorte per la richiesta di discutere dell’istituzione di una Commissione sulla gestione della fase1 dell’emergenza Covid in Piemonte. Uno strumento utile per individuare gli errori commessi e non ripeterli in futuro se dovesse presentarsi una seconda ondata epidemica. Per i leghisti invece la caccia al merlo ha la precedenza anche sulla salute dei cittadini.

In precedenza erano cadute nel vuoto anche le nostre richieste di chiarimento sulle linee guida per i centri estivi, un argomento molto importante per migliaia di famiglie piemontesi. Niente da fare, dalla Giunta zero risposte anche in questo caso.

Lega e Cirio hanno come unico obiettivo quello di approvare la legge “Omnibus” che non contiene certo interventi utili, e nemmeno urgenti, per i cittadini piemontesi. I cittadini piemontesi hanno già capito di che pasta è fatta questa maggioranza, non a caso i sondaggi evidenziano che la popolarità di Cirio è in picchiata da diverse settimane.

Covid, Cirio e Lega ostacolano la commissione per fare chiarezza su gestione emergenza. Intanto preparano un blitz su caccia e autonomia

Covid, Cirio e Lega ostacolano la commissione per fare chiarezza su gestione emergenza. Intanto preparano un blitz su caccia e autonomia

Fare chiarezza sulla gestione dell’emergenza Covid non è tra le priorità di Cirio e della Lega. Hanno invece la precedenza le norme sulla caccia (contenute nel disegno di legge collegato alla legge di stabilità regionale 2020) ed un tema di propaganda leghista come l’autonomia regionale.

La decisione di oggi della maggioranza regionale di non affrontare il dibattito sull’apertura di una commissione sulla gestione dell’emergenza Covid è una vera e propria mancanza di rispetto nei confronti di chi ha perso la vita a causa del virus e di chi ha subìto, sul proprio corpo, gli effetti devastanti di questa pandemia. Cos’hanno da nascondere Cirio e la Lega? Perché non intendono affrontare questo argomento? Una commissione sarebbe uno strumento utile per individuare gli errori commessi nel passato e lavorare per migliorare la risposta del sistema sanitario regionale in occasione di eventi simili in futuro. La maggioranza in questo modo preferisce nascondere la polvere sotto il tappeto.

Via libera invece alla discussione sul collegato alla legge di stabilità, che non contiene certo interventi utili, e nemmeno urgenti, per i cittadini piemontesi. Pensiamo alle modifiche della legge sull’attività venatoria in cui si incrementano di 15 unità le specie cacciabili, si introduce la pericolosa pratica della caccia notturna degli ungulati, si consente l’immissione di animali d’allevamento cacciabili e si cancella la possibilità ai proprietari dei fondi di vietare la caccia sui propri terreni. Un vero e proprio blitz in favore della lobby venatoria mentre il Piemonte, a fatica, prova a rialzarsi dopo questa crisi senza precedenti.

Nella scala di priorità di Cirio e Lega l’emergenza Covid viene anche dopo della commissione autonomia dove la Lega sventolerà la bandiera del federalismo. Un vessillo ormai sbiadito: da oltre 20 anni la sanità viene gestita a livello regionale ed i fallimenti della classe politica piemontese (Lega compresa) sono sotto gli occhi di tutti.

Protesta in Consiglio regionale: stop al cemento della Lega

Protesta in Consiglio regionale: stop al cemento della Lega

“Stop a al cemento della Lega” è il testo contenuto nei cartelli esposti oggi dai Consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle per protestare contro le norme urbanistiche contenute nel “Riparti Piemonte”.

E’ la prima protesta avvenuta in videoconferenza nella storia del Consiglio regionale del Piemonte. Un primato di cui avremmo fatto volentieri a meno. La contestazione nasce per denunciare la colata di cemento che arriverà sul territorio con le scellerate scelte di questa Giunta. Sarà un #RipartiCemento e non certo una ripartenza di tutti i settori economici. Più cemento nella nostra Regione significa: maggiore rischio idrogeologico, meno sicurezza per i cittadini e nuove spese per porre rimedio ai danni di alluvioni ed esondazioni.

Inoltre gli articoli contenuti nel “Riparti Piemonte”, oltre ad essere pericolose per l’ambiente, prevedono norme che potrebbero essere anticostituzionali. In caso di incostituzionalità della legge regionale, i Comuni, le imprese ed i cittadini avranno perso tempo prezioso e risorse.

Le alternative non mancano. Abbiamo proposto alla Regione di incentivare chi vuole ristrutturare e rendere più efficiente la propria casa in armonia con i provvedimenti del Governo (per renderla più sostenibile aumentando anche il valore), oppure agevolare il riuso di aree industriali dismesse o inutilizzate. Proposte che sono cadute nel vuoto. L’idea di sviluppo del centrodestra regionale è ancora fermo agli anni ’50 mentre il resto dell’Europa pensa ad un nuovo “Green new deal”

Il Movimento 5 Stelle in Regione Piemonte è l’unica forza politica ad opporsi, senza sconti, a questo vero e proprio attacco al territorio. E continueremo su questa strada lavorando, ad ogni livello, affinché queste norme vengano fermate.

Urbanistica, Cirio e Lega preparano una colata di cemento per il Piemonte

Urbanistica, Cirio e Lega preparano una colata di cemento per il Piemonte

Abbandonato il tavolo sul “Riparti Piemonte”, il gruppo del Movimento 5 Stelle ha ritirato tutti i propri emendamenti al testo di legge. Cirio e la Lega vogliono sfruttare l’emergenza Covid19 per cementificare il Piemonte, una strategia mirata a favorire le speculazioni edilizie a scapito dell’ambiente, del territorio, dei cittadini. Si tradurrà in una colata di cemento sul Piemonte, sui nostri paesaggi, sulle ultime zone incontaminate. Non possiamo accettarlo.

Come se non bastasse le norme urbanistiche che si vorrebbero introdurre con il disegno di legge, della Giunta Cirio, oltre ad essere inaccettabili, hanno evidenti profili di incostituzionalità. Se saranno considerate tali, allora la Regione sarà responsabile per gli enormi danni in termini di tempo perso e risorse sprecate causati a cittadini, imprese ed amministrazioni locali.

Pensiamo che per ripartire non ci sia bisogno di un via libera indiscriminato al cemento. E’ necessario puntare sulle ristrutturazioni, sulle riqualificazioni energetiche, sul riutilizzo delle aree già compromesse. Più cemento significa invece maggiore rischio idrogeologico, meno sicurezza per i cittadini ed il rischio concreto di deturpare le bellezze della nostra Regione.

Contrasteremo in Consiglio regionale, con ogni strumento a disposizione, questa norma che porta indietro le lancette dell’orologio agli anni più bui della speculazione edilizia.

Poco ambiente e poca economia circolare per far ripartire il Piemonte. Slancio verso il passato rischioso per territorio e paesaggio da M5S Piemonte

Poco ambiente e poca economia circolare per far ripartire il Piemonte. Slancio verso il passato rischioso per territorio e paesaggio da M5S Piemonte

C’è poco ambiente e poca economia circolare nel Riparti Piemonte della giunta Cirio. Nei 200 milioni messi a disposizione dalla regione per la gestione dell’emergenza non c’è nulla che lasci intendere uno slancio verso un’economia più sostenibile. I 44 milioni sbandierati dall’assessore Marnati sono tutti finanziamenti già previsti a bilancio,  tra fondi europei (per la maggior parte) e soldi regionali. Anche i 6.9 milioni per l’efficientamento energetico si riferiscono alla legge regionale 7 del 2018. Snobbato anche il settore agroambientale a cui vengono destinati solamente 600.000 euro. Tutti gli altri movimenti saranno frutto di spostamenti di capitale all’interno del Programma di Sviluppo Rurale (PSR).
E’ insomma un Riparti Piemonte che guarda al passato, ad un’Italia post bellica e rurale che pensava di poter ripartire dall’edilizia. Ora la massima semplificazione dell’iter amministrativo e la riduzione di oneri e adempimenti in materia di urbanistica e di tutela del paesaggio rischiano di accelerare solo cementificazione e sfruttamento del suolo.
Eppure la gestione della  fase post-emergenziale  da un punto di vista climatico e ambientale è alla fase cruciale. Questa battuta d’arresto globale dovrebbe essere – come sostiene una buona parte della comunità scientifica – un’occasione per ripensare le strategie economiche in una chiave più sostenibile e low carbon ma a conti fatti il rischio che questa pandemia possa trasformarsi in una debacle delle politiche per il clima è concreto.  La terra è tornata a respirare ma si tratta soltanto di una fase temporanea. Ciò che preoccupa è che le tematiche ambientali, davanti a un’urgenza di recuperare i danni economici provocati dalla catastrofe, possano essere messe in secondo piano determinando conseguenze ancora più devastanti.

MENTRE I CONTAGI AVANZANO E LE AZIENDE RISCHIANO DI CHIUDERE LA LEGA VUOLE PARLARE DELLA CACCIA AL MERLO

MENTRE I CONTAGI AVANZANO E LE AZIENDE RISCHIANO DI CHIUDERE LA LEGA VUOLE PARLARE DELLA CACCIA AL MERLO

Il Piemonte sta attraversando una crisi sanitaria senza precedenti, il trend dei contagi da Covid19 è tra i più preoccupanti del Paese, piccole e grandi imprese rischiano di chiudere per sempre, ma le priorità della Giunta regionale sembrano essere le modifiche alla legge sulla caccia ed a quella sull’uso delle cave. Uno schiaffo in faccia alle famiglie in difficoltà, agli operatori sanitari che da mesi lavorano in condizioni estreme ed alle aziende ormai allo stremo. La politica regionale si dovrebbe occupare di tamponi, fase 2 e misure di sostegno all’economia regionale.

Invece, secondo la Lega, il Consiglio regionale dovrebbe discutere se si debba consentire o meno la caccia al merlo oppure all’allodola e di utilizzo delle cave. Temi divisivi, che non presentano alcuna caratteristica di urgenza, ma invece sono stati inseriti all’interno della cosiddetta legge omnibus.

Siamo a disposizione, come è sempre avvenuto in questa fase di emergenza, di affrontare seriamente temi importanti per i cittadini piemontesi: contenimento dei contagi e ripartenza. Non siamo disposti però ad accettare questi diktat senza senso della Lega e dei suoi alleati.

IN PIENA EMERGENZA VIRUS LA  GIUNTA DI DESTRA TIRA DRITTO E PUNTA A PEGGIORARE LA LEGGE SULLA CACCIA. CI OPPORREMO IN OGNI SEDE

IN PIENA EMERGENZA VIRUS LA GIUNTA DI DESTRA TIRA DRITTO E PUNTA A PEGGIORARE LA LEGGE SULLA CACCIA. CI OPPORREMO IN OGNI SEDE

La Giunta regionale tenta di far passare sottotraccia – proprio nel mezzo dell’emergenza Coronavirus – importanti modifiche a norme, come quelle che regolano l’attività venatoria, che nella scorsa legislatura hanno richiesto mesi di discussione e confronto.
L’asservimento della destra alla lobby della caccia ha radici ben solide. Le modifiche proposte nel provvedimento di Giunta ci riportano infatti agli anni del governo Cota quando, con un colpo di spugna, cancellò la legge 70 al solo scopo di impedire il referendum regionale contro la caccia già indetto per il 3 giugno 2012.
Oggi la prova delle macchinazioni della giunta Cirio è la convoca del Consiglio delle Autonomie Locale chiamato ad esprimersi sul DDL 83 che contiene, tra le altre cose, la reintroduzione della possibilità di cacciare quindici specie che avevano trovato protezione grazie all’approvazione di nostri emendamenti e l’impossibilità di proibire la caccia sui fondi di proprietà.
Lega e Giunta di centrodestra vogliono inoltre vanificare il raggiungimento degli obiettivi di stabilità delle popolazioni animali per continuare a foraggiare il fenomeno del ripopolamento con animali “pronta caccia”, spesso di provenienza estera, per cui gli enti territoriali spendono ogni anno la quasi totalità dei lori bilanci.

Queste argomentazioni sulla caccia fanno pensare alle delibere approvate ad agosto per far passare le questioni più spinose senza dover affrontare i dibattiti necessari. Assistere a un passo di questa portata per la nostra Regione è inaccettabile.

In ogni caso, l’azione lampo, già sventata a marzo quando la Giunta aveva tentato di far passare la norma insieme a bilancio e legge di stabilità, troverà di fronte la nostra fermissima opposizione in Commissione ed in Consiglio Regionale.

IL PIEMONTE NON HA BISOGNO DI NUOVI INCENERITORI. L’EMERGENZA SIA OCCASIONE PER MIGLIORARE LA FILIERA DEI RIFIUTI

IL PIEMONTE NON HA BISOGNO DI NUOVI INCENERITORI. L’EMERGENZA SIA OCCASIONE PER MIGLIORARE LA FILIERA DEI RIFIUTI

Il Piemonte non ha bisogno di nuovi inceneritori. Comprendiamo e condividiamo le preoccupazioni in merito alle difficoltà della filiera del riciclo in questo momento storico ma bruciare rifiuti per risolvere il problema dello stoccaggio è una soluzione che ci porta indietro di almeno trent’anni. Quanto ipotizzato dall’assessore all’ambiente Marnati per far fronte ai problemi logistici dei rifiuti prodotti in queste settimane di quarantena è un rimedio che, dati alla mano, porterà molti più danni che vantaggi. E un assessore all’ambiente dovrebbe saperlo. Secondo uno dei più autorevoli studi sul tema (Rabl, Spadaro e Zougnaib – Ecole des Mines di Parigi, 2019) l’incenerimento annuo di 400.000 tonnellate di rifiuti potrebbe comportare una spesa per danni alla salute ed all’ambiente di circa 8.000.000 di euro. Dopo 20 anni di attività, i costi potrebbero essere pari a 160.000.000 di euro. Nello studio in esame gli autori francesi hanno rilevato che, se si escludono le spese per la produzione di gas serra quali la CO2, la CH4 e gli N2O, oltre il 95 % dei costi esterni è causato da danni alla salute, in particolare dalla mortalità. La morbilità, soprattutto la bronchite cronica, l’asma bronchiale, i giorni di lavoro persi, i ricoveri ospedalieri ecc., rappresentano circa un terzo dei costi del danno da polveri PM10, NOx ed SO2. L’ipotesi di un nuovo inceneritore fa inoltre a schiaffi con la Pianificazione regionale sui rifiuti urbani che prevede la dismissione dell’impianto di incenerimento del Gerbido entro il 2033. Un salto di qualità ottenibile attraverso i livelli imposti dalla Regione Piemonte ai Consorzi circa il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata e produzione pro capite di rifiuto. Noi crediamo che questo momento unico nella storia possa essere l’occasione per fare un ulteriore passo avanti e migliorare la raccolta differenziata. Per alleggerire il carico degli impianti di smaltimento e per non rallentare l’economia circolare, unico appiglio a cui l’Italia potrà aggrapparsi per rilanciarsi appena l’emergenza sarà conclusa. Dobbiamo cogliere l’occasione per attrarre investimenti innovativi in Pimonte e realizzare nuovi impianti tecnologici che permettano il recupero della materia anche grazie anche ai decreti End Of Waste. Altro che nuovi inceneritori e rifiuti differenziabili in discarica! I cittadini, e soprattutto i giovani, si stanno dimostrando pronti al cambiamento, è la politica ad essere inadeguata e riluttante. Purtroppo, fatti alla mano, la Giunta Cirio a trazione Leghista si sta dimostrando completamente inadeguata a gestire le sfide odierne e future.