Cappuccetto Rosso, il lupo e Carosso il cacciatore. Dal 1800 non risultano attacchi alle persone

Cappuccetto Rosso, il lupo e Carosso il cacciatore. Dal 1800 non risultano attacchi alle persone

Non vorremmo mai che Cappuccetto Rosso fosse piemontese… è la frase riferita dall’Assessore Carosso riguardo la presenza del lupo sul nostro territorio, battute sgradevoli e prive di evidenza scientifica.

In una lettera al Ministro dell’ambiente, Carosso scrive testualmente: “Purtroppo il nostro margine di azione è molto limitato perché questa specie è protetta da normative comunitarie e nazionali”. Per l’assessore lo stato di conservazione del lupo è un ostacolo che ne limita gli abbattimenti.

L’uccisione di esemplari senza conoscerne il ruolo sociale potrebbe causare la destrutturazione dei branchi con conseguenze imprevedibili. I giovani, perdendo la guida degli adulti, potrebbero rivolgere il loro interesse verso prede più facili come il bestiame.

Dal 1800 non risultano attacchi alle persone, i danni al bestiame, se risarciti per tempo, sono facilmente sostenibili da parte degli enti.

Occorre investire in adeguati sistemi di protezione per gli animali di allevamento di comprovata efficacia al posto di sparare e uccidere.

Carosso si preoccupi di dare informazioni e incentivi per gli allevatori così da mettere in sicurezza le greggi al posto di lucrare sulla paura. Per fare luce sull’argomento abbiamo chiesto l’audizione dell’Ente Parco Alpi Marittime e dei tecnici del progetto Life Wolfalps per ricevere la giusta informativa in sede di Commissione Consiliare Ambiente

Smog, sparate di Ricca fuori dalla realtà. Dove sono i fondi della Regione per chi vuole cambiare auto?

Smog, sparate di Ricca fuori dalla realtà. Dove sono i fondi della Regione per chi vuole cambiare auto?

L’assessore Ricca si ferma ai titoli e non legge l’intera intervista alla direttrice del CNR. Prima di dare fiato a polemiche strumentali sarebbe opportuno documentarsi in modo completo per evitare figuracce. In questo modo avrebbe scoperto, appena poche righe sotto il titolo, che il CNR sostiene la necessità di introdurre misure strutturali per combattere lo smog e ridurre il numero di veicoli circolanti.

E quali sono i piani della Regione Piemonte su questo importante fronte? Ad oggi, semplicemente, non esistono. L’unico dato certo è la mancanza di fondi adeguati per sostenere i cittadini che intendono cambiare auto con un mezzo più ecologico. In sede di Bilancio di Previsione chiederemo in Consiglio regionale adeguate coperture per questa misura. In quell’occasione vedremo quanto questa Giunta tiene in considerazione la salute dei cittadini piemontesi. I quali, nel frattempo, continuano a respirare veleno.

Ricca inoltre dovrebbe sapere che i blocchi non sono decisi dal Sindaco di Torino, ma fanno parte delle azioni previste dall’accordo del Bacino padano, sottoscritto dalle Regioni del Nord, anche da quelle guidate dal centrodestra, così come dal Piemonte. Non si comprende inoltre a che titolo continui a fare polemiche sul tema Smog dal momento in cui l’assessore all’Ambiente del Piemonte risulta essere il suo collega Marnati.

PIEMONTE OCCUPI LA PRIMA FILA PER ACCEDERE AI FONDI DEL “GREEN NEW DEAL” EUROPEO. FINE DEGLI ALIBI PER CIRIO, INQUINAMENTO CALA SE APPLICATE AZIONI PREVISTE DALL’ACCORDO DEL BACINO PADANO

PIEMONTE OCCUPI LA PRIMA FILA PER ACCEDERE AI FONDI DEL “GREEN NEW DEAL” EUROPEO. FINE DEGLI ALIBI PER CIRIO, INQUINAMENTO CALA SE APPLICATE AZIONI PREVISTE DALL’ACCORDO DEL BACINO PADANO

Il Piemonte occupi un posto in prima fila per accedere ai fondi destinati al “Green New Deal Europeo”, circa 1000 miliardi di investimenti per la riconversione economica e ambientale delle aree più inquinate. Cirio e la sua Giunta lavorino, insieme al Governo nazionale, per accedere ad almeno un miliardo di fondi utili a fronteggiare l’emergenza smog.

Per l’amministrazione regionale gli alibi stanno finendo. Il Governo si è infatti già mosso annunciando di lavorare ad un piano ambizioso da 850 milioni di euro. Il Decreto clima voluto dal ministro all’Ambiente Costa, e approvato a fine 2019, stanzierà 450 milioni in tre anni per il contrasto allo smog, per favorire la mobilità pulita e i trasporti pubblici locali, per la mobilità elettrica e la riforestazione urbana. Altri 400 milioni saranno utilizzati per l’eliminazione del carbone dal nostro mix energetico e per incentivare la micromobilità elettrica.

Tutelare la salute dei cittadini dovrebbe essere la priorità assoluta per ogni classe politica e dirigenziale, di ogni ordine e colore. In attesa dei fondi per le politiche strutturali si applichino quindi tutte le azioni previste nell’accordo di programma per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano (firmato da 4 regioni del Nord Italia). I report di ARPA che mostrano le concentrazioni giornaliere di PM10 a supporto del protocollo operativo antismog (http://www.arpa.piemonte.it/approfondimenti/temi-ambientali/aria/aria/semaforo-qualita-dellaria-pm10) certificano infatti che i blocchi delle motorizzazioni diesel, benché non risolutivi, incidono comunque sul 10-15% delle concentrazioni del PM10 nell’aria delle nostre città.

DA MARNATI SOLO SCUSE PER EVITARE IL CONFRONTO. ATTEGGIAMENTO INQUALIFICABILE

DA MARNATI SOLO SCUSE PER EVITARE IL CONFRONTO. ATTEGGIAMENTO INQUALIFICABILE

L’assessore all’ambiente Marnati non perde occasione per fuggire dal confronto con le amministrazioni locali (sindaci e Città Metropolitana). Dall’esponente della Giunta Cirio arrivano solo scuse per evitare il dialogo con gli altri enti su un tema di cruciale importanza come la lotta allo smog. Si aggiungono le gravi minacce di interrompere i rapporti istituzionali con la Città Metropolitana.

Un atteggiamento inqualificabile che mette in luce la scarsa attenzione dell’assessorato su un tema serio che coinvolge tutta la popolazione e causa morti ogni anno.

In questi primi mesi di mandato abbiamo assistito solo a polemiche e proclami inconcludenti da parte di Marnati. Come, ad esempio, la promessa di incentivi per la sostituzione dei veicoli inquinanti. Ad oggi i fatti stanno a zero.

No al consumo di suolo boschivo per il crossodromo di Castagnole Monferrato. Si individui un sito meno impattante

No al consumo di suolo boschivo per il crossodromo di Castagnole Monferrato. Si individui un sito meno impattante

Quaranta ettari di bosco a destinazione agricola e boschiva con un consumo di suolo pari a 78mila metri quadri potranno venire sacrificati per l’impattante crossodromo di Castagnole Monferrato.

Se il progetto venisse realizzato si andrebbe infatti a deturpare definitivamente un territorio pregiato e ricco di biodiversità, vocato al vitivinicolo e che fornisce servizi ecosistemici insostituibili.

Per questa ragione ci uniamo al comitato ed ai cittadini che guidano la protesta contro un’opera contraria ad uno sviluppo armonico del territorio e che non porterebbe alcun vantaggio  economico significativo alle aree circostanti. Senza contare le ripercussioni negative sull’ambiente sulla salute dei cittadini che popolano la zona circostante, come confermato sia dall’Asl di Asti che dall’Arpa.

Esistono infatti già 29 impianti di Motocross in Piemonte e in un raggio di 50 Km da Castagnole sono presenti 10 impianti più un undicesimo in costruzione a Felizzano. Neanche la Lombardia può vantare una rete simile.

La normativa regionale individua fra le finalità della legge sulla Tutela ed uso del territorio, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio naturale in genere e, in particolare modo, dei beni ambientali, paesaggistici e culturali evitando ogni ulteriore consumo del suolo.

In attesa della Conferenza dei Servizi che dovrà chiarire ulteriori aspetti tecnici e normativi, chiediamo alla Regione di prendersi la responsabilità di pianificare il territorio secondo le finalità descritte dalla legge senza ulteriore consumo indiscriminato di suolo e individuando appositi siti ben più adatti ad ospitare impianti tanto invasivi per il territorio.

PLASTIC TAX, BASTA FALSITÀ E ALLARMISMI DA CIRIO E LA SUA GIUNTA.

PLASTIC TAX, BASTA FALSITÀ E ALLARMISMI DA CIRIO E LA SUA GIUNTA.

Sulla proposta di imposta chiamata “plastic tax” occorre fare chiarezza, per evitare la diffusione ad arte di fake news e allarmismi per mera propaganda politica da parte del centrodestra.

Tale imposta, 1 euro al kg, sarà applicata solo ed esclusivamente ai manufatti in plastica monouso che sono destinati a contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o di prodotti alimentari; materiali progettati monouso, che in ottica di circolare, sono dei veri e propri errori di progettazione, e verrà applicata ai produttori e non ad altri soggetti della filiera, ad esempio aziende utilizzatrici.

Ad oggi infatti il contributo ambientale CONAI non viene pagato dai produttori ma dagli utilizzatori, ovvero aziende che utilizzano il packaging di plastica per confezionare il proprio prodotto, con riflessi diretti sul portafoglio del consumatore. Un funzionamento contrario a quanto previsto dall’Unione Europea e dal nuovo pacchetto di norme sull’economia circolare, che ha ampliato la Responsabilità Estesa ai produttori anche sugli imballaggi.

🔵 Cosa significa questo?

👉 Che le nuove disposizioni prevedono che gli Stati membri adottino misure volte ad assicurare che il produttore si assuma la responsabilità finanziaria e/o organizzativa della gestione della fase di vita di un prodotto che diventa un rifiuto, anche al fine di incentivarne la prevenzione.

👉 La manovra di Bilancio 2020 contempla inoltre un credito di imposta nella misura del 10% delle spese sostenute per l’adeguamento tecnologico finalizzato alla produzione di manufatti biodegradabili e compostabili, rivolto alle imprese attive nel settore delle materie plastiche, produttrici di manufatti con singolo impiego.

 Basta quindi falsità e allarmismi da parte di Cirio e della sua Giunta!

Impossibile ignorare la gravità dei livelli di #inquinamento causato dalla #plastica: non è possibile trovare neanche più un bicchiere di acqua che non sia contaminato da microplastiche. E non è più tollerabile fabbricare packaging di prodotti impossibili da riciclare, che vanno a creare un problema in tutta la filiera, come i roghi nei nostri impianti di trattamento e smaltimento rifiuti.

ALLUVIONE ’94 SERVONO FONDI E PROGETTI PER PREVENIRE E METTERE IN SICUREZZA. INTANTO CIRIO OFFENDE GLI ITALIANI DEL SUD

ALLUVIONE ’94 SERVONO FONDI E PROGETTI PER PREVENIRE E METTERE IN SICUREZZA. INTANTO CIRIO OFFENDE GLI ITALIANI DEL SUD

Oggi è stato convocato un Consiglio Regionale aperto per rievocare la drammatica alluvione che si è abbattuta il 4, il 5 e il 6 novembre del 1994 nei territori dell’alessandrino, dell’astigiano e del cuneese.

Ai ricordi toccanti di chi ha vissuto quelle tragiche giornate, al cordoglio per le 70 vittime, abbiamo voluto aggiungere e rimarcare che la prevenzione è l’unica grande opera necessaria per la tutela del territorio e per la sicurezza di tutta la collettività. Dobbiamo lavorare perché eventi simili non si ripetano mai più.

Per questa ragione anche in Piemonte la strada da seguire è quella tracciata dal Piano Proteggitalia varato dal Governo Conte . Un Piano nazionale che interviene su quattro pilastri: Emergenza, Prevenzione, Manutenzione e Semplificazione e rafforzamento della governance. Ben 10.85 miliardi di euro messi a disposizione per Regioni ed enti locali nel triennio 2019-2021. Quasi 11 miliardi per far uscire questo paese dall’emergenza continua del dissesto idrogeologico puntando anzitutto sulla prevenzione e sulla manutenzione.

Per queste ragioni e soprattutto in questo contesto, stride la propaganda pro cemento, pro deregolamentazione forzata e la solita sinfonia di applausi orchestrati a tavolino da Cirio e dalla sua maggioranza, oggi riusciti ad offendere pure una nazione intera. Secondo le parole del presidente, se i tragici eventi fossero accaduti altrove, “avremmo visto gente con le braccia conserte a piangere aspettando che altri agissero”. Una vera e propria nota stonata.

PROPRIETARI E CONDUTTORI NON POSSONO BANDIRE I CACCIATORI DAI PROPRI FONDI. LA REGIONE SI ADOPERI QUANTO PRIMA PER APPROVARE PIANO FAUNISTICO

PROPRIETARI E CONDUTTORI NON POSSONO BANDIRE I CACCIATORI DAI PROPRI FONDI. LA REGIONE SI ADOPERI QUANTO PRIMA PER APPROVARE PIANO FAUNISTICO

Da un anno, a seguito di una querelle giudiziaria, i proprietari o conduttori di fondi non possono esercitare il diritto di richiedere il divieto di caccia dai propri terreni.
Si potrà sparare anche in concomitanza di eventi didattici o formativi, come accadrà presso la Cascina Giaccona nella collina torinese.
Ad oggi la Giunta Regionale non ha ancora dato seguito agli ultimi orientamenti finalizzati a stabilire i criteri attraverso una delibera regionale ed inoltre, a breve, scadranno i termini per l’approvazione del piano faunistico-venatorio regionale che dovrebbe regolare i dispositivi per l’applicazione del diritto del proprietario del fondo di richiedere il divieto di caccia.

Oggi, in risposta alla richiesta di informazioni in merito, non abbiamo ricevuto riscontri inequivocabili. Chiediamo quindi che la giunta Cirio intervenga il prima possibile per approvare un piano faunistico che permetta ai proprietari di esercitare il loro sacrosanto diritto di estromettere i cacciatori dal loro fondo come previsto dalla normativa.

BASTA NEGAZIONISMO AMBIENTALE DELLA DESTRA. LA REGIONE DICHIARI LO STATO DI EMERGENZA CLIMATICA E SI RIDUCANO LE EMISSIONI GAS CLIMA ALTERANTI

BASTA NEGAZIONISMO AMBIENTALE DELLA DESTRA. LA REGIONE DICHIARI LO STATO DI EMERGENZA CLIMATICA E SI RIDUCANO LE EMISSIONI GAS CLIMA ALTERANTI

Oggi, durante il Consiglio Regionale aperto sul clima, esperti nazionali ed internazionali hanno ribadito che l’uomo esercita un’influenza crescente e devastante sul clima e sulla variazione della temperatura terrestre. Intervenire è necessario, ad ogni livello.

Le destre al governo della Regione hanno dimostrato ancora una volta di non comprendere questa emergenza. Gli esponenti della Giunta Cirio e della maggioranza consiliare si sono distinti per un approccio qualunquistico  al fenomeno “Greta” arrivando addirittura a bollare come “catastrofista” chi osa chiedere provvedimenti. Lo sappiano i milioni di ragazzi scesi per strada in tutto il mondo e nella nostra Regione. Oggi abbiamo assistito ad un vero e proprio show sul negazionismo climatico ed ambientale con protagonisti i vertici della nostra regione. Un teatrino inaccettabile. Come è inaccettabile, come fatto dagli esponenti della Giunta, contrastare i blocchi anti smog, limitare l’emergenza smog agli impianti di riscaldamento senza considerare il traffico, considerare il TAV come un’opera che favorisce l’ambiente e molti altri luoghi comuni elencati oggi.

Eppure i 197 miliardi di tonnellate d’acqua derivante dallo scioglimento dei ghiacciai riversati in mare sono reali, così come i 4.5 milioni di ettari di foresta andata in fumo solo in Groenlandia sono reali, ed è reale anche il picco di produzione di CO2 toccato quest’anno, mai così alto negli ultimi 800.000 anni. Il record assoluto come media mensile si è avuto a maggio 2019, con 414,66 parti per milione (ppm) di CO2, quando il limite fissato per evitare gli effetti peggiori del riscaldamento globale, è di 250 ppm.

I dati divulgati sono inequivocabili e non possono essere oggetto di interpretazioni, per questo motivo abbiamo chiesto alla Giunta la dichiarazione dello stato di emergenza climatica da parte della Regione Piemonte. Abbiamo perso almeno 50 anni, non vogliamo essere ricordati in futuro come la generazione che sapeva tutto ciò e non ha fatto nulla.

MAGGIORANZA NEL CAOS, UNA GIRAVOLTA DOPO L’ALTRA PER L’INTRODUZIONE DELL’ECOBONUS PER I VEICOLI PRIVATI

MAGGIORANZA NEL CAOS, UNA GIRAVOLTA DOPO L’ALTRA PER L’INTRODUZIONE DELL’ECOBONUS PER I VEICOLI PRIVATI

Ecobonus sì, no, forse.
Su un tema così importante la Lega è riuscita a cambiare idea nel giro di pochi minuti. Oggi in Consiglio regionale si è discussa la nostra proposta di introdurre, a livello piemontese, un incentivo per la sostituzione dei veicoli inquinanti esteso a tutti i cittadini e non solo agli operatori commerciali come avviene adesso.

L’ assessore all’Ambiente Marnati ha affermato in aula che il nostro ordine del giorno ricalcava proprio la sua linea, peraltro avviata attraverso una delibera di Giunta. Il capogruppo Preioni in un primo momento ha annunciato l’astensione, per poi promettere il voto favorevole in cambio della modifica del testo ed infine ritornare sull’astensione. Una giravolta dietro l’altra, uno spettacolo indegno per il Consiglio regionale ed un’immagine di una maggioranza che non sa quello che vuole.

Prendiamo atto del caos che regna tra maggioranza ed assessorato all’Ambiente (entrambi a guida Lega) ed esprimiamo preoccupazione per quanto riguarda le scelte importanti che in futuro dovrà prendere questa Giunta.