Inceneritore, paure e vie d’uscita

Il panorama di Torino vista dall’alto, visto dal Colle della Maddalena o dalle vicine montagne, affascina da sempre tutti quelli che hanno occasione di ammirarlo.
Da qualche tempo la visione non è turbata soltanto dalla ormai abituale cappa di smog, ma anche da elementi che destano maggior fastidio e preoccupazione.
Lo skyline torinese ha infatti dei nuovi protagonisti, che stanno facendo passare in secondo piano la Mole. Qualche settimana fa la foto che evidenziava come il grattacielo Intesa Sanpaolo (37 piani, 167 metri), ormai in fase di ultimazione, sembri più alto del simbolo di Torino è circolata parecchio su Facebook. Il tutto senza considerare che molti ancora non sanno che il grattacielo del Lingotto che ospiterà la Regione, con i suoi 205 metri, sarà ancora più alto.
Sullo sfondo, a sud, si staglia anche la sagoma del camino dell’inceneritore del Gerbido, e con essa purtroppo anche i suoi fumi. Della dannosità e dell’insensatezza di un impianto del genere se ne è parlato più volte.
Dallo scorso mese di aprile l’impianto è in funzione (anche se funziona poco e male) e la vista del fumo che esce dal camino e dalle parti laterali, unita alla percezione di puzze delle quali nessuno riesce a chiarire la provenienza, sta creando grande allarme.
Volendo ad ogni costo trovare un piccolo risvolto positivo, potremmo dire che perlomeno sembra che rispetto al passato ci siano più persone disposte a mobilitarsi. Per anni abbiamo fatto fatica anche solo a fare sapere ai cittadini residenti nel raggio di pochi chilometri che stavano costruendo un inceneritore! Non c’è dubbio tuttavia che la situazione sia preoccupante, come evidenziato anche dal comunicato dell’ISDE di Torino. Come si può vedere anche in questo video, non solo il fumo del camino assume spesso un poco rassicurante colore grigio scuro, ma anche quello proveniente dalle parti laterali, che dovrebbe essere solo “vapore”, e non si può non notare – come minimo dal punto di vista visivo – l’analogia con i “vapori” provenienti dall’Ilva di Taranto.
Le risposte degli enti preposti ai controlli non rassicurano in alcun modo, ma questa non è una novità, ed anche il Comitato Locale di Controllo, costituitosi per per vigilare sull’impianto, non fa altro che da cassa di risonanza per i comunicati di TRM, gestore dell’impianto, e già nello scorso mese di luglio il M5S Piemonte chiese le dimissioni del suo Presidente.
Da più parti ci si chiede se esista un modo per uscire da questo incubo nel più breve tempo possibile. Va detto che la via d’uscita non è semplice. Le competenze sulla gestione dei rifiuti sono ripartite tra lo Stato e gli Enti locali, e la materia è soggetta a pianificazione. La scelta operata in favore dell’inceneritore era la peggiore possibile, sia dal punto di vista dei costi che da quello dell’impatto sulla salute.
Questo significa che per dare il via in modo definitivo ad un ciclo virtuoso occorre definire un programma a medio termine. La nostra Regione ha un piano rifiuti che risale al 1997. Il punto di partenza dovrebbe essere un piano che non preveda la costruzione di nuovi impianti di incenerimento e che preveda una chiusura di quello appena avviato a Torino nel più breve tempo possibile, riducendo il più possibile il danno economico per i cittadini ed evitando qualsiasi forma di emergenza rifiuti. Occorre puntare su impianti di trattamento a freddo, raccolta differenziata, e riduzione della produzione di rifiuti.
Questa è una delle sfide che il M5S dovrà affrontare alle prossime elezioni regionali, una delle più difficili.